– Strano, che cosa significa?

(Un triangolo scaleno nell’altro. Una spina nel fianco, una mancanza di equilibrio continua, un’imperfezione che non quadra. Una forma senza la tenacia del rettangolo, cui manca la bellezza dell’ellisse e il fascino dell’iperbole, che mai avrà il talento del trapezio, no ragazzo, mi spiace, non è toccato a te. Un triangolo qualsiasi. Il cialtrone della Geometria, uno che non rispetta le regole, il fulcro impreciso di una discussione lineare, un poligono a caso che nemmeno dovrebbe avere un nome, cosa c’era che non andava in triangolo irregolare?, eppure ce l’ha, cazzo se ce l’ha un nome, pure bello ce l’ha: “Scaleno”. Suona bene quanto “minipony” o “granita” o “sesso orale”, un nome è bello, è importante da avere, è un segno di riconoscimento in entrambe le accezioni: riconoscimento per ritrovarsi tra simili, ma anche come riconoscimento dei propri meriti, della propria peculiarità, del bisogno di loro, gli scaleni. Un nome è una possibilità, è una spinta, è una scritta su un campanello regolare di una porta regolare che apre a una vita regolare, spinta da mani irregolari. Un nome è un titolo nobiliare, è un insieme di storie leggendarie da raccontare, è un recinto con dentro il castello e la principessa, il lieto fine e i draghi vivi e ammaestrati, perché sai, i triangoli scaleni sono comunque irregolari, tutto può accadere, stiamo a vedere)

– Ma no, niente, devo finirlo.

NON CI SIAMO

Mantengo una parvenza di umanità,
bestia io senza fame o sete,

voglia di fumo nella mia gola.
Non c’è.

Mantengo in equilibrio la mia gravità,
peso io senza ombra o vita,

volevi dirmi addio?
Non ci sono.

Mantengo la promessa data in silenzio,
uomo io senza regina e forma,

vuole respirare, fate largo gente.
Non ci sei.

NON CI SIAMO

TIC TOC 1

Piove, come piove d’autunno.

E allora ci sembra tutto uguale.
Uguale il suono che facevano le pozzanghere saltandoci dentro,
uguale l’acqua sulle mie guance già salate,
uguale tutto, nel bene e nel male, nel bene e nel male.

La pioggia dell’autunno del 1997,
la pioggia del 2010,
l’autunno del 2003,

e tu, tu quanti autunni hai?

Piove, come piove sempre d’autunno.

TIC TOC 1

UIUGNGBIUYDYBUIU

Nei rapporti umani esistono le “distanze” ed esistono le “differenze”.

Le distanze possono essere grandi e sarà difficile colmarle, tanto che a volte non lo faremo mai. E altre volte possono brevi e diventare contatto. E annullarsi. Si chiama Amore, dicono, ma lo scopri solo alla fine forse, non lo so.

Le differenze invece sono come un interruttore. Possono essere piccole differenze o grandi differenze, ma rimane una differenza tra due persone. Due persone che si amano o si parlano o si odiano o si ignorano o si confrontano o litigano soltanto o non lo puoi sapere.

Perché è questa la fregatura, ci piacciono le persone distanti, ma anche le persone differenti da noi. Perché piccole differenze non cambiano il mosaico di bellezza dell’altro. Perché ti dici che l’amore è bello perché litigarello, che uno è il completamento dell’altro, che esistono legami che vanno al di là delle differenze, che forse siamo noi ad essere sbagliati.

Non lo puoi sapere.

UIUGNGBIUYDYBUIU

La mia ansia è desiderio, e attesa di cose che non sono mai accadute.

Non mi coglie alle spalle, ma mi accompagna, come la sorella che sussurra che posso farcela, la mano che mi spinge lontano dalla morte, cui credo ogni giorno di meno.

L’ansia non è il problema.

Sono io,
che ho tutta questa ansia.

YO

Puoi darmi le tue mani
e sulla mia pelle spingerle e riprendermi e lasciarmi entrare.

Puoi darmi le tue paure
e aspettare che io le trasformi in qualcosa che ci farà sempre ridere.

Puoi darmi da bere
e aspettare che qualcosa accada o non accada, nemmeno tu lo sai più.

Ma se non puoi darmi tempo
allora diamoci la mano, teniamoci la paura e beviamo assieme,
senza essere assieme mai.

Puoi darmi un bacio
intanto?

YO